Le Sezioni Unite ribadiscono che l’indennizzo ex lege 210/92 va scomputato e chiariscono l’ambito di operatività della compensatio lucri cum damno 32


Con quattro sentenze (nn. 12564/2018, 12565/2018, 12566/2018 e 12567/2018) le Sezioni Unite hanno individuato e delineato la portata della compensatio lucri cum damno, rispondendo all’interrogativo se e a quali condizioni, nella determinazione del risarcimento del danno da fatto illecito, accanto alla poste negative si debbano considerare le poste positive che, successivamente al fatto illecito, si presentano nel patrimonio del danneggiato.

L’esistenza dell’istituto della compensatio non è controversa nella giurisprudenza della Corte di Cassazione, trovando il proprio fondamento nel concetto di danno risarcibile quale risultato di una valutazione globale degli effetti dell’atto dannoso.

Se tale atto porta, accanto al danno, un vantaggio, quest’ultimo deve essere calcolato in diminuzione dell’entità del risarcimento: infatti, il danno non deve essere fonte di lucro e la misura del risarcimento non deve superare quella dell’interesse leso o condurre, comunque, a un arricchimento ingiustificato del danneggiato.

Controversi prima delle quattro sentenze erano invece la portata e l’ambito di operatività dell’istituto, ossia i limiti entro i quali la compensatio può trovare applicazione, soprattutto là dove il vantaggio acquisito al patrimonio del danneggiato in connessione con il fatto illecito derivi da un titolo diverso e vi siano due soggetti obbligati al risarcimento sulla base di fonti differenti.

Restano fuori dai quesiti rivolti alle Sezioni Unite le ipotesi in cui, pur in presenza di titoli differenti, vi sia unicità del soggetto responsabile del fatto illecito e di quello obbligato a corrispondere al danneggiato una provvidenza indennitaria.

In queste ipotesi vale infatti la regola dello scomputo, dall’ammontare del risarcimento del danno, della posta indennitaria.

La compensatio opera cioè in tutti i casi in cui sussiste una coincidenza tra il soggetto autore dell’illecito tenuto al risarcimento e quello chiamato per legge ad erogare il beneficio.

La Corte, anche a Sezioni Unite, ha infatti affermato, ad esempio, che l’indennizzo corrisposto al danneggiato ai sensi della L. 25 febbraio 1992, n. 210, a seguito di emotrasfusioni con sangue infetto, deve essere integralmente scomputato dalle somme corrisposte a titolo di risarcimento del danno, venendo altrimenti la vittima a godere di un ingiustificato arricchimento consistente nel porre a carico di un medesimo soggetto (il Ministero della salute) due diverse attribuzioni patrimoniali in relazione al medesimo fatto lesivo (Cass., Sez. Un., 11 gennaio 2008, n. 584; Cass., Sez. 3, 14 marzo 2013, n. 6573).

In presenza invece di una duplicità di posizioni pretensive del danneggiato verso due soggetti diversi tenuti, ciascuno, in base ad un differente titolo, la prevalente giurisprudenza riteneva possibile cumulare indennità e risarcimento.

Si affermava, in particolare, che la compensatio operasse solo quando il pregiudizio e l’incremento discendevano entrambi, con rapporto immediato e diretto, dallo stesso fatto. In altri termini, la detrazione poteva trovare applicazione solo nel caso in cui il vantaggio ed il danno fossero entrambi conseguenza immediata e diretta del fatto illecito, quali suoi effetti contrapposti; essa invece non si applicava quando il vantaggio derivava da un titolo diverso ed indipendente dall’illecito.

Le Sezioni Unite con le pronunce qui commentate hanno ritenuto che ai fini della delineazione di un criterio di selezione occorra guardare alla funzione di cui il beneficio collaterale si rivela essere espressione, per accertare se esso sia compatibile o meno con una imputazione al risarcimento.

La prospettiva non è quindi quella della coincidenza formale dei titoli, ma quella del collegamento funzionale tra la causa dell’attribuzione patrimoniale e l’obbligazione risarcitoria.

Secondo le Sezioni Unite è una linea d’indagine ineludibile tanto più oggi, in vista di un’apertura al confronto con l’elaborazione della dottrina civilistica Europea.

La selezione quindi tra i casi in cui ammettere o negare la compensazione deve essere fatta per classi di casi, passando attraverso il filtro di quella che è stata definita la “giustizia” del beneficio e, in questo ambito, considerando la funzione specifica svolta dal vantaggio.

Così ad esempio, nel caso di assicurazione sulla vita, l’indennità si cumulerà con il risarcimento, perché si è di fronte ad una forma di risparmio posta in essere dall’assicurato sopportando l’onere dei premi e l’indennità, vera e propria contropartita di quei premi, svolge una funzione diversa da quella risarcitoria ed è corrisposta per un interesse che non è quello di beneficiare il danneggiante.

Una verifica per classi di casi si impone, secondo le Sezioni Unite, per accertare se l’ordinamento abbia coordinato le diverse risposte istituzionali, del danno da una parte e del beneficio dall’altra, prevedendo un meccanismo di surroga o di rivalsa, capace di valorizzare l’indifferenza del risarcimento ma nello stesso tempo di evitare che quanto erogato dal terzo al danneggiato si traduca in un vantaggio inaspettato per l’autore dell’illecito.

Solo attraverso la predisposizione di quel meccanismo, teso ad assicurare che il danneggiante rimanga esposto all’azione di “recupero” ad opera del terzo da cui il danneggiato ha ricevuto il beneficio collaterale, potrà aversi detrazione della posta positiva dal risarcimento.

Stabilire quando accompagnare la previsione del beneficio con l’introduzione di tale meccanismo di surrogazione o di rivalsa, il quale consente al terzo di recuperare le risorse impiegate per erogare una provvidenza che non rinviene il proprio titolo nella responsabilità risarcitoria, è una scelta che spetta al legislatore.

Per quanto concerne i casi concreti che hanno dato origine alle suddette sentenze, in applicazione dei criteri generali sopra esposti questi sono stati i principi di diritto affermati dalle Sezioni Unite:

  • Cassazione civile Sez. Un. n. 12564/2018

La questione rimessa all’esame della Corte è se il danno patrimoniale patito dal coniuge di persona deceduta, consistente nella perdita dell’aiuto economico offerto dal defunto, debba essere liquidato detraendo dal credito risarcitorio il valore capitalizzato della pensione di reversibilità accordata al superstite dall’Istituto nazionale della previdenza sociale.

A composizione del contrasto di giurisprudenza le Sezioni Unite hanno enunciato il seguente principio di diritto:

Dal risarcimento del danno patrimoniale patito dal familiare di persona deceduta per colpa altrui non deve essere detratto il valore capitale della pensione di reversibilità accordata dall’Inps al familiare superstite in conseguenza della morte del congiunto”.

Invero la pensione di reversibilità, appartenente al più ampio genus delle pensioni ai superstiti, è una forma di tutela previdenziale nella quale l’evento protetto è la morte, vale a dire un fatto naturale che, secondo una presunzione legislativa, crea una situazione di bisogno per i familiari del defunto, i quali sono i soggetti protetti.

L’erogazione della pensione di reversibilità non è geneticamente connotata dalla finalità di rimuovere le conseguenze prodottesi nel patrimonio del danneggiato per effetto dell’illecito del terzo.

Sussiste dunque una ragione giustificatrice che non consente il computo della pensione di reversibilità in differenza alle conseguenze negative che derivano dall’illecito, perché quel trattamento previdenziale non è erogato in funzione di risarcimento del pregiudizio subito dal danneggiato, ma risponde ad un diverso disegno attributivo causale.

  • Cassazione civile Sez. Un. n. 12565/2018

La questione rimessa all’esame delle Sezioni Unite consisteva nello stabilire se, nella liquidazione del danno da fatto illecito, dal computo del pregiudizio sofferto dalla compagnia aerea titolare del velivolo abbattuto nel disastro aviatorio di Ustica andasse defalcato quanto ottenuto dalla stessa a titolo di indennizzo assicurativo per la perdita dell’aeroplano.

A risoluzione del contrasto di giurisprudenza le Sezioni Unite hanno enunciato il seguente principio di diritto:

Il danno da fatto illecito deve essere liquidato sottraendo dall’ammontare del danno risarcibile l’importo dell’indennità assicurativa derivante da assicurazione contro i danni che il danneggiato-assicurato abbia riscosso in conseguenza di quel fatto.

Invero quando si verifica un sinistro per il quale sussiste la responsabilità di un terzo, al danneggiato che si era assicurato per tale eventualità competono due distinti diritti di credito che, pur avendo fonte e titolo diversi, tendono ad un medesimo fine: il risarcimento del danno provocato dal sinistro all’assicurato-danneggiato.

Tali diritti sono però concorrenti, giacché ciascuno di essi rappresenta, sotto il profilo funzionale, un mezzo idoneo alla realizzazione del medesimo interesse, che è quello dell’eliminazione del danno causato nel patrimonio dell’assicurato-danneggiato per effetto del sinistro, sicché l’assicurato-danneggiato non può pretendere dal terzo responsabile e dall’assicuratore degli importi che nel totale superino i danni da lui subiti.

  • Cassazione civile Sez. Un. n. 12566/2018

La questione rimessa all’esame di queste Sezioni Unite era se dal computo del pregiudizio sofferto dal lavoratore a seguito di infortunio sulle vie del lavoro, causato dal fatto illecito di un terzo, andasse defalcata la rendita per l’inabilità permanente costituita dall’INAIL.

A risoluzione del contrasto di giurisprudenza le Sezioni Unite hanno enunciato il seguente principio di diritto:

L’importo della rendita per l’inabilità permanente corrisposta dall’INAIL per l’infortunio in itinere occorso al lavoratore va detratto dall’ammontare del risarcimento dovuto, allo stesso titolo, al danneggiato da parte del terzo responsabile del fatto illecito“.

Invero occorre considerare che, nell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, la rendita INAIL costituisce una prestazione economica a contenuto indennitario erogata per coprire il pregiudizio occorso al lavoratore in caso di infortunio sulle vie del lavoro.

Il danno compensato dall’assicurazione obbligatoria può presentare delle differenze nei valori monetari rispetto a quello civilistico, nondimeno la rendita corrisposta dall’INAIL soddisfa, neutralizzandola in parte, la medesima perdita al cui integrale ristoro mira la disciplina della responsabilità risarcitoria dell’autore dell’illecito.

D’altra parte, il sistema normativo prevede un meccanismo di riequilibrio idoneo a garantire che il terzo responsabile dell’infortunio, estraneo al rapporto assicurativo, sia collateralmente obbligato a restituire all’INAIL l’importo corrisposto. La surrogazione, invero, mentre consente all’istituto di recuperare dal terzo le somme erogate al lavoratore danneggiato, impedisce a quest’ultimo di cumulare, per lo stesso danno, la rendita già riscossa con il risarcimento dovutogli dal terzo e di conseguire così due volte la riparazione del medesimo pregiudizio subito. Nell’ambito della stessa sentenza le Sezioni Unite hanno anche precisato che l’eccezione di compensatio lucri cum damno è una eccezione in senso lato, vale a dire non l’adduzione di un fatto estintivo, modificativo o impeditivo del diritto azionato, ma una mera difesa in ordine all’esatta entità globale del pregiudizio effettivamente patito dal danneggiato ed è, come tale, oltre che rilevabile d’ufficio dal giudice (il quale, per determinare l’esatta misura del danno risarcibile, può fare riferimento, per il principio dell’acquisizione della prova, a tutte le risultanze del giudizio), anche proponibile per la prima volta in appello.

  • Cassazione civile Sez. Un. n. 12567/2018

La questione rimessa all’esame di queste Sezioni Unite è se dall’ammontare del danno subito da un neonato in fattispecie di colpa medica e consistente nelle spese da sostenere vita natural durante per l’assistenza personale debba sottrarsi il valore capitalizzato della indennità di accompagnamento erogata al minore dall’Inps.

A composizione del contrasto di giurisprudenza le Sezioni unite hanno enunciato il seguente principio di diritto:

Dall’ammontare del danno subito da un neonato in fattispecie di colpa medica, e consistente nelle spese da sostenere vita natural durante per l’assistenza personale, deve sottrarsi il valore capitalizzato della indennità di accompagnamento che la vittima abbia comunque ottenuto dall’Inps in conseguenza di quel fatto“.

Poiché, tuttavia, ai fini dell’operatività del principio del non-cumulo è coessenziale il meccanismo riequilibratore del recupero configurato dal richiamato L. n. 183 del 2010, art. 41, lo scomputo da compensatio è da intendersi limitato al valore capitale delle prestazioni indennitarie corrisposte successivamente all’entrata in vigore di detta legge.

Invero l’indennità di accompagnamento è riconosciuta dalla L. 11 febbraio 1980, n. 18, a favore di coloro, anche minori di diciotto anni, che si trovano nella impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o che, non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, abbisognano di assistenza continua.

Non v’è dubbio che alla base della previsione legislativa vi è una finalità solidaristica ed assistenziale.

L’afflato solidaristico della comunità che si esprime attraverso la scelta legislativa assistenziale di per sé non esclude il computo di quel beneficio ai fini dell’operazione di corretta stima del danno, ma sempre che ricorra la seguente, duplice condizione.

La prima è che il vantaggio abbia la funzione di rimuovere le conseguenze prodottesi nel patrimonio del danneggiato per effetto dell’illecito.

La seconda è che sia legislativamente previsto un meccanismo di riequilibrio idoneo ad assicurare che il responsabile dell’evento dannoso, destinatario della richiesta risarcitoria avanzata dalla vittima, sia collateralmente obbligato a restituire all’amministrazione pubblica l’importo corrispondente al beneficio da questa erogato all’assistito.

Nella specie l’esito di queste verifiche conduce a ritenere applicabile lo scomputo, con la sottrazione, dall’ammontare del risarcimento, del valore capitalizzato della indennità di accompagnamento.

Per l’altro verso, lo strumento di riequilibrio, idoneo ad escludere che l’autore della condotta dannosa finisca per giovarsi di quella erogazione solidaristica e nello stesso tempo a mantenere la stima del danno entro i binari della ragionevolezza e della proporzionalità, è rappresentato dalla L. 4 novembre 2010, n. 183, art. 41.

Secondo questa disposizione, infatti, “le pensioni, gli assegni e le indennità, spettanti agli invalidi civili ai sensi della legislazione vigente, corrisposti in conseguenza del fatto illecito di terzi, sono recuperate fino a concorrenza dell’ammontare di dette prestazioni dall’ente erogatore delle stesse nei riguardi del responsabile civile e della compagnia di assicurazioni“.

 

Alberto Cappellaro e Sabrina Cestari

 

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32 commenti su “Le Sezioni Unite ribadiscono che l’indennizzo ex lege 210/92 va scomputato e chiariscono l’ambito di operatività della compensatio lucri cum damno

  • Giovanni

    Avv Cappellaro volevo sapere sono un indennizzato dal 2009 legge 210/92 E mi chiedevo se si può interferire con il MEF anche per via legali x evitare che ogni 6 mesi inviare documentazione ESISTENZA IN VITA ma anche x un risparmio da parte del MEF come ricezione di fax e credo con costi importanti e cmq dare la possibilità a noi indennizzati di non avere sempre la paura di sbagliare o di non ricordare o di non inviare in tempo la documentazione e vedersi sospesi indennizzo se quest’ultimo è a vita x che non chiedere al MEF di trovare uno strumento dove lui controlli se le persone indennizate sono ancora in vita attraverso i comuni Forse ci vuole una raccolta firme di tantissimi indennizzati x togliere questo documento Esistenza in vita che mi fa sentire più morto che vivo?????.
    Grazie.

    • Alberto Cappellaro L'autore dell'articolo

      @ giovanni
      il certificato di esistenza in vita non dovrebbe esserle chiesto.
      lei può decidere di non mandarlo, ma così facendo rischia che le sospendano i pagamenti.
      per eventuali raccolte firme o iniziative similari deve rivolgersi ad una delle associazioni che rappresentano i danneggiati.
      cordiali saluti.
      alberto cappellaro

  • Giovanni

    Salve a tutti in particolare Avv Cappellaro.
    E vi auguro tantissimi auguri di fine e principio anno.
    In quanti allo scomputo indennizzo/RISARCIMENTO forse x fortuna e x un calcolo del Giudice che da una parti levi e con una mano metti il mese di marzo 2018 dopo 9 anni ho vinto la causa con un danno del 30% ho avuto un riconoscimento di €180.000.00
    mila euro Definitiva passata ingiudicato senza toccare quello che ho percepito di indennizzo dal 2009 a oggi forse grazie ai miei avvocati N.laurenti( Roma ) e A.Alimento (MI) CMQ so che da maggio 2018 la cassazione si è pronunciata dicendo che i risarcimenti devono essere visti anche come danno della persona subito oltre il danno biologico e non , avrei potuto fare ricorso x che penso che il danno che (quando lo liquideranno) e stato dimezzato sia dal CTO che dal giudice, cmq a quanto ho capito devo ricorrere al TAR per avere il risarcimento superati i 120 gg perentorio a finché richiedere di essere liquidato, quindi non si capisce bene se lo scomputo lo decide il giudice ho e legge x tutti e cmq nel risarcimento non ci sono i € 5000.00 di spese che ho anticipato x consulente di parte e CTO da una mano da e da una mano prende.

    • Alberto Cappellaro L'autore dell'articolo

      @ giovanni
      in linea generale posso dirle che lo scomputo lo decide il giudice, casi simili possono essere quindi decisi in modo diverso (ed è già accaduto).
      le altre domande che lei pone riguardano la sua pratica e quindi deve chiedere chiarimenti esclusivamente ai suoi legali.
      cordiali saluti.
      alberto cappellaro

  • salvatore

    Egregio Avv. per scomputo legge 210/92 , si intende tutto ammontare
    percepito dalla regione negli anni precedenti o solo la rivalutazione ottenuta
    direttamente dal Ministero ?… viene fuori una discriminante sui tempi
    di conclusione del procedimento processuale , chi ha sentenza in tempi brevi
    avrebbe detratto poco , mentre chi va a sentenza dopo tanti anni si vedrà
    scomputato molto , col rischio che quello percepito sia superiore a quanto sentenziato
    dalla causa peri risarcimento , oltre alle disparità di giudizio tra chi ha avuto sentenza in anni precedenti e chi ha potuto accettare equa riparazione ( 100.000. euro ) ,
    perciò la legge uguale per tutti , lascia il tempo che trova
    fatemi sapere ringrazio e saluto salvatore

    • Alberto Cappellaro L'autore dell'articolo

      @ salvatore
      si scomputa tutto quello che si è percepito a titolo di indennizzo 210, inclusi quindi gli arretrati della rivalutazione, indipendentemente dall’ente che ha liquidato tali somme (che può essere lo stesso ministero, la regione e/o la asl).
      di solito il periodo considerato è quello dalla domanda di indennizzo fino alla data della sentenza che riconosce il risarcimento del danno, ma qualche giudice scomputa, del tutto illegittimamente secondo me, anche gli importi che si percepiranno successivamente.
      cordiali saluti.
      alberto cappellaro

      • salvatore

        Egregio Avvocato la ringrazio per avermi risposto ,
        ma non mi è chiaro cosa intende dire , che qualche giudice ,
        illegittimamente ,scomputa anche gli importi
        che si percepiranno successivamente .
        Stando alle nuove disposizione , mi sa che continuare nel
        procedimento per risarcimento danni è solo perdita di tempo e di denaro .
        Tutto ciò mi sembra incoerenza giuridica ,
        purtroppo è amara realtà .
        Spero che esito del risarcimento danni non metta in discussione
        indennizzo ( vitalizio) legge 210/92 e che venga erogato regolarmente .

        ringrazio e saluto salvatore

        • Alberto Cappellaro L'autore dell'articolo

          @ salvatore
          intendo i bimestri percepiti dopo la pronuncia della sentenza che riconosce il risarcimento del danno.
          l’esito del giudizio di risarcimento, qualunque esso sia, non ha alcuna influenza sul pagamento dell’indennizzo.
          cordiali saluti.
          alberto cappellaro

          • Ivan

            Caro avv.
            Vorrei sapere se nel caso di condanna del Ministero al risarcimento del danno avrò comunque diritto (fermo restando l,’eventuale scomputo di quanto percepito fino a quel momento a titolo di indennizzo) a continuare a percepire l’ indennizzo L210?
            Insomma, una volta incassato il risarcimento continuerò a percepire l’indennizzo?
            Grazie dell’attenzione e della risposta.
            Saluti

    • Alberto Cappellaro L'autore dell'articolo

      @ zenio63
      la risposta alla sua domanda presuppone analisi approfondite nonchè un riferimento alla singola e specifica causa, pertanto non è possibile affrontare l’argomento in un post del blog.
      cordiali saluti
      alberto cappellaro

  • francesco ballerini

    Buongiorno
    ma il ministero deve provare quanto versato ?
    o per la cassazione bastano le tabelle e categorie varie ? per fare lo scomputo
    grazie francesco

    • Alberto Cappellaro L'autore dell'articolo

      @ francesco
      su questo punto c’è ancora contrasto, nonostante la sentenza delle sezioni unite.
      quest’ultima afferma che il pagamento dell’indennizzo si può desumere anche dai documenti prodotti in causa, senza che il ministero debba dimostrare l’esatto ammontare di quanto corrisposto al danneggiato, una recente sentenza della terza sezione dice invece il contrario, ovvero che lo scomputo può essere operato anche qualora il ministero non comprovi le somme esattamente liquidate al danneggiato.
      cordiali saluti.
      alberto cappellaro

      • francesco ballerii

        grazie per la risposta, quindi scomputano somme che magari non sono state
        percepite con certezza. le tabelle non provano che i soldi sono stati versati . mah ! ? ! siamo in Italia, saluti

  • lorenzo

    quindi se ho ben capito chi ha cause in piedi da diversi anni non prenderà nulla di risarcimento perché dal totale chiesto va tolto quanto percepito ogni bimestre. Mentre tutti quelli che hanno aderito alla transazione offerta dal governo Renzi/Lorenzin di 120.000 euro percepiranno ancora l’indennizzo?

    • Alberto Cappellaro L'autore dell'articolo

      @ lorenzo
      per coloro che sono in causa lo scomputo dipende dalla decisione del giudice, le sezioni unite si sono limitate a ribadire, per i contagi da sangue infetto, che l’indennizzo ex lege 210 deve essere scomputato.
      per chi ha aderito all’equa riparazione i 100 mila euro verranno invece versati senza decurtazione.
      in ogni caso, continuano a percepire l’indennizzo sia coloro cui viene applicato lo scomputo in causa, sia coloro che hanno ricevuto l’equa riparazione.
      cordiali saluti.
      alberto cappellaro

      • Lorenzo

        Buonasera, avendo una sentenza in primo grado a favore ma con il giudice che nel finale ha deciso di applicare la lucrum cum damnum azzerando la cifra del risarcimento complessivo. A cosa si potrebbe fare appello per poter sperare di togliere questa assurda compensazione? Grazie delle eventuali idee

              • Lorenzo

                La CTU per motivi di approfondimento della materia ha prorogato la stesura di circa un anno. Per i tempi della sentenza penso che dipenda dal tribunale nel mio caso Trieste. Per ora siamo ancora in tempo per chiedere appello quindi non ho idea delle spese quando verranno liquidate.

        • Alberto Cappellaro L'autore dell'articolo

          @ lorenzo
          al momento lo scomputo sembra un principio non facilmente superabile.
          considerato però che ogni causa fa storia a sé, deve parlarne con il suo legale per verificare se, nel suo caso, vi sia una qualche possibilità di appello.
          cordiali saluti.
          alberto cappellaro

          • tony

            Ordinanza Cassazione del 20/12/2018
            Cordiali saluti Avvocato.
            Emotrasfusioni, compensati danni e indennizzo se dovuti solo da ministero della Salute
            di Paola Rossi

            Q
            D
            D
            L’indennizzo e il risarcimento dei danni a chi contrae il virus Hiv a seguito di emotrasfusione sono di principio cumulabili per assicurare pienamente la reintegrazione completa del patrimonio del danneggiato. Ma in caso vi sia identità tra il soggetto passivo tenuto ad erogare il «beneficio» indennizzatorio e l’autore dell’illecito chiamato a pagare il risarcimento dei danni accertati i due importi vanno compensati al fine di evitare indebite duplicazioni. La Cassazione spiega con l’ordinanza n. 32944di ieri …

            • domenico

              @tony

              non riesco a reperire (né nel sito ufficiale della cassazione, né nel mio aggiornamento online) l’ordinanza da te indicata.
              Potresti, per cortesia, citare il link dove reperire la pronuncia?

              Grazie e cordialità

              • tony

                Per Domenico (la trovi su qualsiasi motore di ricerca)
                CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE – ORDINANZA 20 dicembre 2018, n.32944
                MASSIMA
                Il diritto al risarcimento del danno conseguente al contagio da virus HBV, HIV o HCV, a seguito di emotrasfusioni con sangue infetto, ha natura diversa rispetto all’attribuzione indennitaria regolata dalla L. n. 210 del 1992; tuttavia, nel giudizio risarcitorio promosso contro il Ministero della Salute per omessa adozione delle dovute cautele, l’indennizzo eventualmente già corrisposto al danneggiato può essere interamente scomputato dalle somme liquidabili a titolo di risarcimento del danno (compensatio lucri cum damno), venendo altrimenti la vittima a godere di un ingiustificato arricchimento consistente nel porre a carico di un medesimo soggetto (il Ministero) due diverse attribuzioni patrimoniali in relazione al medesimo fatto lesivo.

                Nell’ipotesi in cui, pur in presenza di titoli differenti, vi sia unicità del soggetto responsabile del fatto illecito fonte di danni ed al contempo obbligato a corrispondere al danneggiato una provvidenza indennitaria, vale la regola del diffalco, dall’ammontare del risarcimento del danno, della posta indennitaria avente una cospirante finalità compensativa.

                La compensatio deve ritenersi operante in tutti i casi in cui sussiste una coincidenza tra soggetto autore dell’illecito, tenuto al risarcimento del danno, e quello chiamato per legge a erogare il beneficio, con l’effetto di assicurare al danneggiato una reintegra del suo patrimonio completa e senza duplicazioni.

                TESTO DELLA SENTENZA

                CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE – ORDINANZA 20 dicembre 2018, n.32944 –

                ALLEGATO PDF DELLA SENTENZA
                CASS_32944_2018.pdf

                operazioni Pagina Precedente
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                CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE – ORDINANZA 20 dicembre 2018, n.32944
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                Il diritto al risarcimento del danno conseguente al contagio da virus HBV, HIV o HCV, a seguito di emotrasfusioni con sangue infetto, ha natura diversa rispetto all’attribuzione indennitaria regolata dalla L. n. 210 del 1992; tuttavia, nel giudizio risarcitorio promosso contro il Ministero della Salute per omessa adozione delle dovute cautele, l’indennizzo eventualmente già corrisposto al danneggiato può essere interamente scomputato dalle somme liquidabili a titolo di risarcimento del danno (compensatio lucri cum damno), venendo altrimenti la vittima a godere di un ingiustificato arricchimento consistente nel porre a carico di un medesimo soggetto (il Ministero) due diverse attribuzioni patrimoniali in relazione al medesimo fatto lesivo.

                Nell’ipotesi in cui, pur in presenza di titoli differenti, vi sia unicità del soggetto responsabile del fatto illecito fonte di danni ed al contempo obbligato a corrispondere al danneggiato una provvidenza indennitaria, vale la regola del diffalco, dall’ammontare del risarcimento del danno, della posta indennitaria avente una cospirante finalità compensativa.

                La compensatio deve ritenersi operante in tutti i casi in cui sussiste una coincidenza tra soggetto autore dell’illecito, tenuto al risarcimento del danno, e quello chiamato per legge a erogare il beneficio, con l’effetto di assicurare al danneggiato una reintegra del suo patrimonio completa e senza duplicazioni.

                TESTO DELLA SENTENZA

                CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE – ORDINANZA 20 dicembre 2018, n.32944 –

                ALLEGATO PDF DELLA SENTENZA
                CASS_32944_2018.pdf

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            • Matteo

              Il mio commento è che se come dice la Cassazione l’indennizzo è a risacimento del danno, abolire gli indennizzi come sembra voglia fare il Ministero implica che tutte le sentenze già emesse (che hanno scorporato l’importo degli indennizzi non ancora percepiti) dovranno essere tutte riallineate…

              • Fabio

                Ciao Matteo, l’opinione che mi sono fatto leggendo qua e là è che forse faranno delle modifiche a discapito dei “nuovi” contagiati ma per quanto riguarda i vecchi non ho proprio idea di come possano revisionare tutti i contagiati per via di cure differenti danni differenti tra di loro, io personalmente ho fatto solo l’interferone per ben due volte e l’ultima per 10 mesi, ho conosciuto persone con alle spalle cinque tentativi di cui puoi immaginare gli effetti e non soltanto fisici. comunque restiamo ottimisti.
                Buon Anno

          • Lorenzo

            Grazie avvocato della risposta.
            Ma c’è veramente il rischio che l’indennizzo bimensile venga tolto completamente ad uno che lo percepisce da anni? Leggo che l’attuale governo vuole mettere mano nell’impianto della legge 210/92. Sarebbe preoccupante che dopo avermi scomputato l”importo richiesto da una causa vinta…mi vadano a togliere pure l’indennizzo. Cosa ne pensa?

            • Matteo

              Lorenzo,
              a me hanno scomputato non solo l’indennizzo che avevo già percepito fino alla data della sentenza, ma persino l’indennizzo FUTURO che non ho ancora preso!!!
              Robe da pazzi!
              Questi non sono capaci nemeno di amministrare un condominio, altro che un Paese!

              • Lorenzo

                Matteo…anche a me hanno usato il verbo “SCOMPUTARE IL PERCEPITO E IL PERCEPIENDO” dandomi ragione su tutta la linea accusatoria…quindi non potendomi appellare a nulla.
                Speriamo a questo punto che continuino a pagare il bimensile…Questi dovrebbero provare a subire le cure che noi tutti abbiamo dovuto sostenere…forse capirebbero qualcosa.